D’Amore Rita

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Rita D’Amore nasce a Rossano Calabro nel 1986. Sin da giovane coltiva l’interesse per l’arte e la letteratura, due passioni che restano centrali nel suo percorso creativo. Ama osservare, annotare, trasformare emozioni e pensieri in immagini. Tra i suoi riferimenti figurano gli impressionisti e, soprattutto, Picasso, di cui apprezza la libertà, la forza del tratto e l’approccio istintivo alla realtà, elementi che ritroviamo anche nel suo lavoro. Nel 2013 si trasferisce a Bologna, dove lavora a Palazzo Fava come addetta museale. Questo le consente di entrare a contatto diretto con opere importanti, partecipando all’allestimento di mostre come La ragazza con l’orecchino di perla, quelle su Edward Hopper e sulle collezioni curate da Vittorio Sgarbi. L’esperienza contribuisce in modo significativo alla sua crescita artistica e personale. Negli anni successivi, pur affrontando momenti difficili, continua a coltivare l’arte come esigenza profonda, trovando nuovi spazi di ispirazione a Piacenza, dove oggi vive con il marito. Dipinge soprattutto all’alba, nel silenzio, momento in cui riesce a entrare in contatto con la parte più autentica di sé. Porta sempre con sé un taccuino, in cui annota idee, intuizioni e impressioni: spesso è da lì che nascono le sue opere, realizzate direttamente sulla tela senza disegni preparatori. Il suo è un gesto pittorico diretto, guidato dal colore e dall’emozione. Ogni colore porta con sé un significato: i toni scuri parlano delle sue profondità interiori, mentre il rosso, colore che predilige, simboleggia vita, energia e passione. Nei suoi quadri non c’è il desiderio di rappresentare la realtà in modo oggettivo, ma di reinterpretarla secondo la propria sensibilità. Il suo stile, spontaneo e personale, a tratti si avvicina all’art brut o all’arte naïf, pur mantenendo una propria coerenza. La letteratura, italiana e straniera, è un’altra fonte d’ispirazione: spesso frammenti narrativi diventano immagini o simboli che danno forma alle sue composizioni. Ha partecipato a diverse mostre collettive (a Bologna, anche a Palazzo d’Accursio con il Collettivo Artisti Irregolari, Roma, Forlì) e a una mostra personale a Piacenza, presso l’AISM. Per Rita, dipingere è una necessità, un modo per ascoltarsi, curarsi e comunicare con gli altri attraverso il linguaggio dell’arte.