Carati Bruno

Rating

18

“Il desiderio di assaporare la vita fino in fondo, andando oltre i vincoli imposti dal mio handicap, è stato ed è il motore propulsivo della mia esistenza.”Bruno Carati Nato a Milano nel 1941, Bruno Carati non ha mai accettato i limiti imposti dalla sua condizione fisica. Fin da giovanissimo ha trovato nell’arte la sua voce, il suo gesto, il suo respiro. A soli tredici anni riceve i primi riconoscimenti critici e l’interesse della stampa, segnando l’inizio di un cammino straordinario che lo porterà a esporre in tutto il mondo. Bruno dipinge con la bocca. Ma la sua arte non è mai stata un atto limitato: è potente,vibrante, capace di scuotere e commuovere. Pittura, scultura, fotografia, teatro: ogni linguaggio è per lui un mezzo per raccontare la bellezza della diversità, la forza del pensiero, la conquista quotidiana dell’autonomia. Negli anni Sessanta e Settanta partecipa a numerose mostre in Italia e all’estero. Spesso si posiziona davanti al pubblico per dipingere dal vivo nature morte in soli otto minuti, dimostrando che quelle opere sono realmente sue. Inizia lavorando con colori a olio, ma in seguito, a causa della tossicità dei materiali per chi lavora con la bocca, passa all’acrilico, su consiglio dei medici. Nel 1961 entra nella prestigiosa VDMFK, l’Associazione Internazionale degli Artisti che dipingono con la bocca o col piede, esponendo a Roma, Milano, Madrid, New York, Vienna, Toronto, Lugano e molte altre città.Nel 2017 tiene una mostra personale al Carrousel du Louvre di Parigi, all’interno della fiera internazionale “Art Shopping”, confermando ancora una volta il valore riconosciuto della sua arte a livello mondiale. Le sue opere entrano a far parte di collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Nel corso della sua carriera riceve numerosi premi e riconoscimenti internazionali, tra cui la Medaglia d’Oro del Circolo Artistico Ego Id di Como, la Croix de Vermeil di Parigi, il Diploma della Légion des Gens de Coeur, la Targa d’Oro del Comune di Trivero, e viene citato in importanti cataloghi d’arte come Bolaffi, L’Élite e I Geni dell’Arte. Ma Bruno Carati non è solopittore. È anche scultore, fotografo, designer, autore teatrale involontario.Nel 2008 una compagnia teatrale porta in scena la sua vita con lo spettacolo“Tre con una mano sola – Storia di un uomo come tutti gli altri”, replicato con successo in molte città italiane. La sua storia fa il giro del mondo: oltre 15.000 sale cinematografiche proiettano il documentario a lui dedicato. La RAI e altre emittenti ne raccontano il percorso attraverso servizi e intervisteancora oggi cariche di emozione. Ogni gesto per Bruno è un atto di autodeterminazione: impugnare un rasoio, una forbice, un coltello, usare un telefono, un saldatore, persino guidare un’auto completamente realizzata su misura per lui, azionata interamente con la bocca. Questa impresa straordinariaè stata resa possibile anche grazie al contributo del figlio, che ha partecipato attivamente allo studio e alla realizzazione tecnica del veicolo. Un risultato che non è solo tecnico, ma simbolico: esprime la conquista della libertà personale e della piena dignità. La famiglia è il cuore pulsante della vita di Bruno. Sua moglie, che ha affrontato fin da bambina un ictus che l’ha resa parzialmente paralizzata sul lato sinistro, ha rappresentato un esempio di forza e resilienza, speculare e complementare a quello di Bruno. Durante l’infanzia dovette sottoporsi a una delicata operazione e il padre di lei, che all’epoca lavorava nell’odierno Zimbabwe alla costruzione di una diga, fece un voto a Santa Barbara, protettrice di chi lavora nelle grandi opere. Costruì con le proprie mani una campana, come gesto di fede affinché la figlia si salvasse. L’operazione riuscì, e quella campana, rimasta lì come simbolo potente di amoree protezione, è diventata per la famiglia una meta dal significato profondo. Bruno, mantenendo la promessa fatta a sua moglie, le aveva detto che un giorno l’avrebbe portata a vedere la campana costruita da suo padre. Quel giorno arriva nel 2013, quando il figlio, con grande determinazione e organizzazione, riesce a rendere possibile un’impresa tutt’altro che semplice: accompagnare entrambi i genitori, con le rispettive disabilità, in un viaggio lungo e impegnativo fino in Africa. Raggiungere lo Zimbabwe per vedere la campana diventò un gesto carico di significato, un atto d’amore che racchiude decenni di fatiche, sogni, promesse e conquiste familiari. Bruno non ha mai smesso di incoraggiare chi vive condizioni simili alle sue. Raccontava, ad esempio, di un bambino figlio di camionista che sognava di guidare un camion pur avendo un solo braccio. Bruno gli disse: “Se io posso dipingere con la bocca, allora tu puoi guidare un camion.” Per lui, volere è potere non era uno slogan, ma la chiave autentica con cui affrontare il mondo. “Una storia può viaggiare di bocca in bocca fino a scuotere i sentimenti più profondi. Io voglio raccontare la mia, per dare forza a chi affronta ostacoli che sembrano insormontabili.” Bruno Carati